martedì 28 aprile 2009


sabato 25 aprile 2009

"L'estate scorsa, in vacanza in California, ho assistito a un forte terremoto.
La scossa era della stessa magnitudo di quella in Abruzzo, ma in un'area molto più popolata, San Diego e dintorni. Il bilancio è stato di un morto, un anziano colpito da infarto.
In California c'è un terremoto così quasi ogni anno.
Nel Natale 2003 il sisma a nord di Los Angeles fu venti volte più potente di quello abruzzese, e vi furono due morti sotto le macerie.
Con questa esperienza alle spalle, ho seguito con incredulità i telegiornali e i talk show sul terremoto. UNA PASSERELLA DI POLITICI E VIP D'OGNI GENERE, UN LIBRO CUORE DI ELOGI ALLE AUTORITA' E ALLA PROTEZIONE CIVILE, TANTI COMIZI, POCHE DOMANDE, LE MITICHE BATTUTE DEL PREMIER.
Nella disperazione, ho visto la puntata di Annozero, che non guardavo più da quando lo studio di Michele Santoro è diventato un supporto video al giornale di partito dell'Italia dei Valori.
Ma i servizi sono sempre eccellenti. Ed ecco finalmente qualche giornalista che fa parlare la povera gente e non i ministri e i sottosegretari. QUALCUNO CHE INTERROGA I MEDICI DELL'OSPEDALE DELL'AQUILA, INCREDIBILMENTE CROLLATO AL NOVANTA PER CENTO (QUANTI ANNI DI GALERA AVREBBERO SCONTATO I COSTRUTTORI IN CALIFORNIA?), MA NON ALTRETTANTO MESSO IN FUNZIONE DA IMPREGILO. Qualcuno che racconta il disastro dei campi profughi dove si fa a botte per una bottiglia d'acqua. Insomma le stesse cose che ho appreso al telefono dai miei amici aquilani, Chico, Sara, Luca,Antonia.Il giorno dopo uno si aspetta che di questo si discuta, delle denunce fatte dalle vittime del terremoto. MA NO, NATURALMENTE SI DISCUTE DI SANTORO. L'OGGETTO DELLA TRASMISSIONE, I FATTI RACCONTATI, SONO GIÀ' SCOMPARSI.
SANTORO E' FAZIOSO, ECCO IL PROBLEMA.
E CHI SE NE FREGA. SARA' PURE FAZIOSO, MA HA MOSTRATO FACCE, STORIE, SCANDALI. E' questo che conta. Che sia fazioso è un alibi. Nessuno davvero gli rimprovera di organizzare anche lui come Vespa, Floris e tutti gli altri, i suoi salottini a tesi.
Se da domani Santoro abolisse lo studio e non dicesse più una parola di commento ai servizi, chiuderebbero davvero il programma.
A SANTORO, A GABANELLI E A IACONA SI CHIEDE DI SMETTERE DI FARE GIORNALISMO, DI ANDARE IN GIRO PER IL PAESE A FILMARE I FATTI, LUOGHI E PERSONE. SONO RIMASTI IN TRE, MA SONO COMUNQUE TROPPI PER UN POTERE TERRORIZZATO DALL'IDEA CHE UN GIORNO GLI ITALIANI RISCOPRANO LA REALTÀ'."

Da un articolo di Curzio Maltese de "Il Venerdì" di Repubblica...
parole sante che fanno riflettere.

domenica 19 aprile 2009

sabato 18 aprile 2009

mercoledì 15 aprile 2009

Senza mai spezzarsi

martedì 14 aprile 2009

Ho perso tutto il tempo dietro al fatto
di dover dimenticare come essere bambina...
E' da tanto che non cammino più
con gli occhi dritti al cielo

giovedì 2 aprile 2009


Non ho più voglia di avere voglia!

lunedì 30 marzo 2009

Dal finestrino di un’auto grande scorrono una miriade di deja vu, che si presentano quando la periferia di Torino sembra essersi travestita da periferia di Napoli…
Baracche, sacchetti di plastica ricolmi, copertoni, prostitute e vacche, tante vacche…
Rotolando dritto in giù, con la testa tra le mani…
Lento il ritorno alla realtà come una vecchia audiocassetta che si riavvolge.

[anche io ho bisogno di un pit stop]

lunedì 23 marzo 2009

Oggi ho bisogno di casa…Oggi ho bisogno di una “casa” con il significato che assume in spagnolo, cioè non delle quattro mura che ti riparano da tutto ciò che è fuori,
con delle stanze e delle persone che per caso si trovano dentro…
Quella per gli spagnoli è solo un “piso”…
Io invece ho bisogno di poter camminare al buio senza dover tastare le pareti
perché tanto so perfettamente dove andare,
di non dover fare la fila per entrare in bagno come fosse una sosta in autogrill, di riuscire ad occhi chiusi ad elencare tutti gli oggetti, anche i più piccoli, insignificanti e nascosti, quelli che stanno lì da una vita e forse ci rimarranno per sempre. Oggi ho bisogno di entrare dalla porta e annusare quell’odore che esiste solo tra quelle mura e in nessun’altra parte del mondo, di sentire voci che riconoscerei tra mille, di guardare quel panorama claustrofobico fatto del balcone della signora di fronte e di mille antenne ammassate sui tetti, dritte e attente a catturare le onde giuste, di non aver bisogno di usare chiavi per chiudermi dentro e di non dover abbassare la voce per non far trapelare suoni, attraverso pareti di cartapesta.

Al final puede ser que hay gana de volver

 
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